Un khachkar, letteralmente "pietra-croce", non è semplicemente un'opera d'arte, ma una preghiera scolpita nella pietra. Ogni motivo sulla sua superficie è un simbolo di eternità, infinito e profonda fede portata avanti dal popolo armeno attraverso i secoli. I khachkar venivano eretti come lapidi, memoriali di eventi o offerte di gratitudine, diventando ognuno un messaggio per le generazioni future. Particolarmente suggestivo è il cimitero di Noratus, dove centinaia di khachkar si ergono spalla a spalla come eterni custodi della terra e della sua memoria.
Il khachkar più antico conosciuto, risalente all'879, fu eretto a Garni in onore della regina Katranide I, segnando l'inizio di una tradizione millenaria. Vi è una vera storia d'amore, che ci riporta indietro nel tempo. Il re armeno Ashot il Grande e Katranide ebbero nove figli, che crebbero nell'amore e nel calore familiare, vivendo una vita lunga e felice. Una volta, il re tornò dalla guerra a palazzo e trovò la moglie morta. Alla domanda su dove fosse sua moglie, all'inferno o in paradiso, il Catholicos rispose che la risposta doveva essere data da Dio. Il re eresse una croce e quaranta giorni dopo intorno ad essa iniziarono a sbocciare delle rose: aveva trovato riposo in paradiso.
Gli ornamenti, dove la croce si intreccia con rosette e motivi floreali, sembrano prendere vita alla luce del sole, trasformando la pietra in una cronaca vivente. Non è un caso che l'arte dell'intaglio del khachkar sia stata iscritta nella lista del Patrimonio Culturale Immateriale dell'UNESCO, poiché incarna la ricchezza spirituale e la resilienza della nazione armena.
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Biglietto d'entrata:
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1-6
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persone
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26.97 USD
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7-12
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persone
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53.94 USD
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13-18
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persone
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80.92 USD
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